prigione pensieriCapita anche a voi di sentirvi imprigionati dietro una barricata di pensieri inutili, dannosi o fuorvianti rispetto ai vostri obiettivi? Per esempio: voglio ottenere un nuovo incarico sul lavoro e nella mia testa girano affermazioni come: “Non sei in grado”, “Non è il tuo posto”, ecc. ecc.

Se mi rispondete “No”, ditemi come fate!

Altrimenti leggete i suggerimenti che seguono e poi fatemi sapere – ci tengo! – come vi regolate voi quando vi sentite imprigionati nei pensieri!

Iniziamo questa breve incursione nel mondo della mente partendo dalla nostra capacità di scelta. Quando un pensiero che non ci porta buone cose si fa vivo, abbiamo due possibilità:

  1. subirlo e viverne le conseguenze
  2. riconoscerlo e trasformarlo

Qui naturalmente tratteremo la seconda scelta… ché nella prima dovremmo essere già tutti esperti! 😉

Come si trasforma un pensiero?

Il passaggio da un pensiero al suo opposto è stato al centro del “Laboratorio Insieme è più facile” di ieri sera. Io e Lucia Merico abbiamo suggerito una tecnica tanto semplice quanto efficace, che consiste nel trasformare la percezione dell’emozione associata al pensiero. Ieri sera il lavoro si è sviluppato intorno alle emozioni evocate dai due opposti della scarsità e dell’abbondanza. Di fatto, qualunque pensiero è legato a una gamma di emozioni.

Trasformare le emozioni è relativamente più facile rispetto alla trasformazione di un pensiero: le prime sono spesso localizzate o localizzabili nel corpo, mentre il pensiero è materia astratta, sfuggente e spesso subdola, perché si infila e si trasforma nelle maniere più impensate!

Una volta individuata l’emozione predominante associata al pensiero, possiamo procedere allo step successivo: cammbiare la percezione dell’emozione.

Come si trasforma una percezione?

Per modificare la percezione di un’emozione, è sufficiente visualizzarla come un qualcosa di esterno a noi, dotato di vita autonoma e ben distinto dalla nostra persona. Ne osserviamo da vicino le caratteristiche (colore, forma, movimento, suoni, sensazioni che ci provoca al tatto, ecc.) e, immergendoci in questa osservazione, ci rendiamo conto di non essere quell’oggetto, quindi di non essere quell’emozione, e automaticamente ci riprendiamo il nostro potere di azione.

A questo punto, infatti, siamo liberi di manipolare quell’oggetto, allontanandolo da noi, polverizzandolo, bruciandolo o trasformandolo in ciò che desideriamo e ci fa stare bene! C’è chi lo calcia via, chi lo disintegra con un laser e chi lo trasforma in un piacevole soprammobile 🙂 Non c’è limite alla creatività nelle tecnologie che lavorano sull’inconscio!

Come si può attivare il cambiamento?

Per quanto i passaggi sopra descritti siano facili, per quanto le tecniche di autoguarigione siano semplici da applicare, c’è un ostacolo che si frappone fra la conoscenza della tecnica e la sua messa in atto. L’ostacolo si manifesta nella difficoltà di accorgersi del problema e di riconoscere che c’è un altro modo per affrontarlo. Mentre siamo trascinati dalla routine giornaliera, la capacità di osservarci mentre ci facciamo travolgere da un modo di pensare problematico e poi di fermarci per ponderare modi diversi di utilizzare la mente non è affatto scontata!

La trasformazione, dunque, avviene non appena riconosciamo un nostro modo di agire complicato e complicante. Poi segue il ricordo della tecnica che possiamo utilizzare e quindi si procede finalmente alla sua applicazione, in attesa di godersi uno strepitoso cambio di percezione, che è la porta per il cambiamento dei comportamenti e delle azioni che mettiamo in atto, e quindi della vita che viviamo!

E voi, in che modo abbattete i muri dalle vostre prigioni di pensieri?! Sono curiosa di leggervi… qui sotto se vi va di lasciare un commento!

 

Come uscire da una prigione fatta di pensieri?

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