oltre le convezioniCosa vedete ora in questa pagina? Sapreste riprodurlo su un foglio di carta, anche solo a grandi linee? Dai, provateci!
Vedere non è un atto così scontato… In realtà noi pensiamo di vedere, ma quello che siamo in grado di portare a livello cosciente è solo un simbolo astratto pre-codificato dal nostro cervello…

Qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di assistere ad una stimolante conferenza tenuta da Daniela Polin, l’unica Arts Trainer in Italia abilitata ad insegnare il metodo che Betty Edwards ha fatto conoscere al mondo con il suo libro Disegnare con l’emisfero destro del cervello. Di tutta la serata, un concetto mi si è scolpito nella mente: noi non vediamo, ci illudiamo di vedere.

Da comunicatrice ho riflettuto:

La stessa cosa accade con il linguaggio. Non parliamo delle cose, ma dei simboli che abbiamo codificato per indicarle. Così, anche le immagini trasmesse dai nostri occhi vengono recepite e interpretate dal cervello secondo simbologie acquisite nel tempo. La comodità di etichettare tutto a priori si porta dietro la povertà di perdersi l’esperienza viva della visione.

Non ci credete? Provate a disegnare qualcosa che avete appena visto, una rosa per esempio: il vostro emisfero sinistro vi “aiuterà” portando alla vostra mano un simbolo interiorizzato del fiore, anziché lasciar parlare le delicate sfumature dei colori, le dolci pieghe dei suoi petali, le forme arcuate delle spine, quella particolare inclinatura dello stelo… Ed è così che la realtà ci scivola via da sotto il naso! Viviamo senza accorgerci di quello che ci sta realmente intorno.
Questo vale per la vista come per ogni altro senso: olfatto, tatto, udito e gusto. E vale anche per il cosiddetto senso senso, che racchiude tutte le percezioni che l’uomo contemporaneo fatica a sviluppare.

Le persone assumono i parametri del contesto culturale in cui crescono e i loro sensi si adeguano a quegli standard. Un esempio?

È arcinota la storiella di quel popolo indigeno che, affacciandosi al mare, non riuscì a vedere le vele triangolari delle navi che arrivavano dall’orizzonte. Solo lo sciamano del villaggio ci riuscì. Come mai? Perché quel popolo non conosceva la forma del triangolo, mentre lo sciamano era in grado di districarsi dai legami culturali per espandere un ampio potenziale percettivo.

È così che nella nostra realtà di ogni giorno perdiamo le buone occasioni: non riusciamo a vedere le persone nella loro essenza, ma nei loro abiti sociali.
Non cogliamo tante opportunità solo perché sono al di fuori delle convenzioni e delle abitudini.
Non sappiamo inventarci perché lasciamo che sia il contesto culturale in cui viviamo ad inventare un ruolo per noi.

Per fortuna mi rendo conto che la mia esistenza è (stata) spesso ai confini delle convenzioni sociali, pur rispettandole, nel tentativo di lasciar fiorire il pieno potenziale della sorgente di vita che sgorga attraverso di me!

Succede anche a voi? Scrivetemelo qui sotto: sarei curiosa di conoscere le vostre esperienze, il vostro inno per riconquistare il vibrante senso della vita…

Cosa vedete ora in questa pagina? (oltre le convenzioni)

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