accogliere il momento presenteIl momento presente: l’attenzione dei ricercatori spirituali verte tutta sul conseguimento di questo stato. Ma non sempre il momento presente è fonte di gioia o gratificazione. Accadono anche situazioni in cui il presente reca messaggi poco confortevoli, messaggi che ci spingono effettivamente fuori dalla zona di comfort. Sviluppare la capacità di accogliere anche questi imput è una caratteristica che chiunque desideri incamminarsi sulla strada della consapevolezza deve, prima o poi, acquisire.

Quando dunque ti imbatti in una situazione che non ti fa piacere vivere, il primo pensiero che dovrebbe giungere nella tua mente è: “Ogni cosa accade per me, non a me”, che peraltro è uno dei principi di base del Laboratorio “Insieme è più facile” che conduco da un paio di anni.

Aprendo la tua mente a questa comprensione, scatta automaticamente l’accettazione di ciò che stai vivendo, perché sai che dentro al problema c’è l’opportunità.

Combattere l’evento sgradito non avrebbe senso, perché andrebbe non solo ad alimentarlo della tua energia, ma ti impedirebbe soprattutto di cogliere il messaggio evolutivo che reca in sé. Parola chiave, dunque, ancora una volta è “accettazione”.

Questo è uno dei temi al centro della mia conferenza “Il bicchiere mezzo pieno”. Tieni d’occhio i miei eventi (da pc li trovi nella colonna di destra; da mobile a fondo pagina) per sapere quando si terrà la prossima! Oppure scrivimi a info[@]robertamarzola.it!

E se il “momento presente” non mi piace?

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2 pensieri su “E se il “momento presente” non mi piace?

  • 8 Novembre 2016 alle 16:09
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    Non sempre il qui e ora è ciò che ti aspetti che sia. Se è realmente il qui è ora non mediato dall’intenzione, nel senso che non può essere cercato, altrimenti diventa di nuovo parte di un tempo esclusivo appannaggio della mente. Cercare il qui e ora è l’ostacolo più subdolo dei “ricercatori spirituali”. Il qui e ora è un accadimento, è uno stato dell’essere non un concetto. La sofferenza è generata dal contrasto tra ciò che vorresti accadesse e ciò che realmente accade. Per cui anche nell’attimo presente può esserci dolore e sofferenza appena quest’attimo diventa preda di un’aspettativa. Non aspettarsi nulla è la chiave e osservare cosa arriva da ciò che accade, e cogliere unicamente l’esperienza diretta dell’attimo. Così ti accorgi che il prima e il dopo sono due aspetti di un’assoluta unicità.

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    • 10 Novembre 2016 alle 15:23
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      Concordo Giuseppe! E’ un’esigenza della mente quella che ci spinge a classificare e soprattutto ad aver creato il tempo. Quindi parlare di “qui e ora” significa usare il dito per indicare la luna, con l’intento di incamminarci verso un’esperienza non filtrata bensì immediata…

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