la mente mente“La mente mente”: questo motto è arcinoto e forse anche abusato. Secondo la mia esperienza, sostenuta da diversi insegnamenti, non è esattamente così: la mente è il nostro fedele servitore, ma per incarnare la sua missione e mantenerci nella verità deve essere adeguatamente istruita affinché rispetti i compiti a cui è preposta.

Per esempio: se dobbiamo andare a comperare il pane, sarà la nostra mente a condurci al negozio, a consentirci di comunicare col panettiere e a riportarci a casa.
Ma provate a immaginare che cosa accadrebbe, ad esempio, se, al posto di chiedere il pane, iniziasse a comportarsi come se fossimo dal medico, spiegando le varie sintomatologie del momento e chiedendo i rimedi più idonei! Non solo non avremo soddisfatto il nostro bisogno, ma ci saremo anche giocati la faccia di fronte a un attonito negoziante!

E ora, provate a immaginare se si verificassero disallineamenti simili nelle relazioni. Per esempio, siamo attratti da una persona e vorremmo entrare in contatto con lei, ma siccome ci è successo tante volte di essere respinti quando dimostravamo il nostro interesse, dentro di noi scattano ragionamenti di questo genere: “Meglio avvicinarsi fingendo indifferenza, altrimenti, se mostro il mio reale interesse, potrei essere respinto/a”. Oppure: “Rinuncio a ogni approccio, tanto so già come andrà a finire…”. In entrambi i casi non avremo dato spazio al nostro sentire autentico e ci saremo privati dell’opportunità di interagire rispettando noi stessi. Ecco perché la mente mente: anziché fungere da servitore, si arroga il diritto di conoscere la soluzione migliore alla nostra esigenza.

Un servitore fedele, invece, avrebbe fatto sì che l’incontro avvenisse assecondando il nostro sentire più profondo. Un servitore fedele esegue le strategie del padrone di casa, l’unico che può avere una visione completa della situazione.

Al contrario, una mente non educata crede che il futuro sia uguale al passato, come se fosse frutto di una mera proiezione di eventi già accaduti, o di un calcolo probabilistico. Ma la mente non è in grado di contemplare le infinite combinazioni possibili dell’universo e quindi non potrà mai offrire le migliori soluzioni.

Le migliori soluzioni arrivano sempre da un’intima connessione con il momento presente, guidata dal principio chiave dell’accettazione e sostenuta da una fede incrollabile che tutto accade per il nostro meglio.

È una fede che la fisica quantistica conferma dimostrando che l’osservatore determina la realtà – per approfondire: Dagli intenti alla loro realizzazione (il collasso del’ondal). Riassumendo:

le opportunità che l’universo ci offre sono infinite, ma noi, in virtù dei nostri limiti, le percepiamo come finite e molto limitate. La mente fa esperienza di questi limiti e li interpreta come reali, perpetuandoli e creando intorno a sé i confini entro cui rinchiudersi. In questo senso, allora sì: la mente mente.

 

Ma se consideriamo le sue origini di “problem solver”, allora no, la mente non mente. La condizione affinché ciò accada è ricondurla nei ranghi e riprendere contatto con la realtà del momento presente. Un’attitudine dalla quale scaturisce la saggezza e che si chiama consapevolezza!

La mente mente, oppure no?!

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