pasqua resurrezione vita mortePasqua è resurrezione.

Resurrezione è vita.

Vita è morte.

E il cerchio si chiude.

Non possiamo vivere senza pensare alla morte. E’ un pensiero che ci hanno insegnato ad allontanare e a considerare oscuro, drammatico, tremendo. Ma questa percezione è frutto di un pesantissimo condizionamento culturale e religioso, nutrito dalla nostra paura fondamentale: quella di morire. Culture diverse da quella in cui viviamo (basti pensare alla religione protestante o ai nativi americani) celebrano il momento della morte come un passaggio non per forza meramente luttuoso.

In generale, pensiamo che, una volta morti, tutto sarà finito. A nulla valgono le rassicurazioni cristiane in merito a una “nuova vita”. Ai funerali si piange e di fronte a un lutto l’attenzione va alla mancanza, al passato di quella persona; il suo futuro non esiste più, è improvvisamente sparito.

La morte è l’essenza stessa della vita.

La morte è una saggia consigliera, un monito a vivere in pienezza, ma anche la quintessenza della vita, perché in essa tutto il nostro essere si rivela, abbandonando i pesi terreni. E’ il ponte verso una nuova vita, una dimensione espansa… e qui mi fermo perché, ad ora, non ho gli strumenti esperienziali per andare oltre!

Il mistico indiano Osho ha portato alla luce il senso “occulto” 😉 della morte più e più volte. Mi piace lasciarvi in compagnia delle sue parole. Attenzione: sono forti. Ma vere!

“La morte è più importante della vita, la vita è solo triviale, superficiale, la morte è più profonda e attraverso la morte cresci verso la vita reale mentre attraverso la vita puoi raggiungere solo la morte e niente altro.
Qualsiasi cosa diciamo e intendiamo per vita è solo un viaggio verso la morte. Se comprendi che tutta la vita è solo un viaggio e niente altro, sei meno interessato alla vita e più, invece, alla morte. Una volta che sei diventato più interessato alla morte puoi scavare in profondità dentro la vita altrimenti resti solamente sulla superficie.
Ma non siamo interessati alla morte, proprio per niente, invece fuggiamo il fatto continuamente, stiamo sempre sfuggendo il fatto stesso. La morte è lì, ogni momento stiamo morendo. La morte non è qualcosa che vedi in lontananza, è proprio qui ed ora: stiamo morendo. Ma mentre stiamo morendo siamo concentrati sulla vita, e questa concentrazione, questa grande concentrazione sulla vita è solo un fuggire, è solo paura. La morte è lì, dentro, in profondità, e cresce.

Cambiando l’enfasi rigiri la tua attenzione. Se rimani concentrato sulla morte, la vita inizierà a rivelartisi per la prima volta e, nel momento in cui sembra facile pensare alla morte, hai guadagnato una vita che non può morire. Nel momento in cui conosci la morte, hai conosciuto la vita eterna.
La morte è la porta che ti conduce fuori dalla vita superficiale, quello che chiamiamo vita, quella triviale. Una porta che puoi attraversare. Se superi quella porta raggiungi un’altra vita, più profonda, eterna, senza morte, dove c’è assenza di morte. Quindi da quella che chiamiamo vita, che in effetti non è altro che morire, bisogna passare attraverso le porte della morte, e solo allora si raggiunge una vita realmente esistenziale e attiva, senza morte.”

(Osho, “Meditazione dinamica. L’arte dell’estasi“)

A tutti buona Pasqua, buona resurrezione, buon incontro con la morte!

PS: se pensate che stia portando sfiga… consentitevi, se vi va, di ascoltare con orecchie diverse questo invito… e affinate le vostre percezioni… un guizzo nuovo e vitale potrebbe sorprendervi e accendervi proprio in questo istante. Con amore <3

Pasqua, vita e morte

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