strage charlie hebdoNon è una questione religiosa, non è culturale, non è etica, né personale… l’eccidio dei giornalisti di Charlie Hebdo è stato partorito da menti che sono andate fino in fondo… all’oscurità.

Ieri a Parigi c’è stata una strage e un attentato:

  • una strage di persone che portavano la passione nel loro lavoro, nella redazione di Charlie Hebdo;
  • un assalto a uno dei valori che permeano la vita umana stessa: la libertà.

Non conoscevo il settimanale satirico francese, non seguo la cronaca, ma alcuni fatti segnano la storia contemporanea, e la tragedia di Charlie Hebdo è uno di quelli. Mercoledì 7 gennaio rimarrà “il giorno nero”, come lo ha già definito la stampa internazionale. I prossimi giorni probabilmente assisteremo a teorie complottiste che additeranno gli attentatori come marionette manovrate da poteri occulti, magari di segno politico opposto, il miglior modo per depistare… Ci siamo abituati e magari sono teorie anche fondate, perché lasciare la carta di identità nell’auto usata per la strage è una “dimenticanza” che rasenta il ridicolo e altri dubbi spunteranno…

Ma i poteri occulti e gli attentatori continueranno ad esistere finché la mente umana sarà prigioniera.

  • Prigioniera di idee, senza rendersi conto che le idee non sono la realtà.
  • Prigioniera di fatti, senza rendersi conto che siamo sempre co-creatori della realtà.
  • Prigioniera di falsi valori, senza poter/voler distinguere che i valori autentici sono un inno alla vita.

Sono molto triste nel vedere simili tremende manifestazioni della mente umana, ma mi auguro che diventino uno sprone per far tornare la razza umana alla vita, quella vera che lo spirito divino ha acceso in noi.

Ognuno di noi può fare qualcosa di fronte a fatti come questi. Innanzitutto evitare di darsi agli estremismi, di qualunque segno, perché la vita, sia individuale che sociale, è un pendolo e non appena termina l’oscillazione verso un estremo, inizia ad andare verso l’estremo opposto.

Nella mente di ciascuno di noi risiede il potere di non alimentare il pendolo degli estremismi, ma di cercare la neutralità dell’osservatore (lo spiega egregiamente Vadim Zeland nel suo libro “Lo spazio delle varianti“). Anche in questo caso – ci vuole molta forza – ma “stare a guardare” si può.

Sarebbe facile fraintendere queste parole, perciò lo ribadisco: l’osservazione consapevole, consapevole dei meccanismi che governano la vita e la mente, ci renderà liberi. La prova è semplice: di fronte ad un’emozione siamo in grado di fermarci e riflettere prima di agire, o ci facciamo prendere ed agiamo di impulso? Pensiamoci bene, e includiamo fra le azioni anche i pensieri. Perché un pensiero è già azione e chi ha aperto la mente a questa credenza lo sperimenta ogni giorno della sua vita.
Quanti invece si fanno travolgere dalle emozioni, fino ad annebbiare la realtà e la propria autenticità? Non c’è dubbio che per essere attentatori il principio della vita debba essere stato offuscato e schiacciato sotto cumuli di credenze, falsi miti e ideologie, magari pilotate da qualcuno che non ha così a cuore il bene di tutti, ma solo quello di pochi… Prendiamo atto una volta per tutte che il primo regista siamo noi.

Questo è il mio piccolo appello, il mio grido di dolore che, prima di uscire, si “arma” di luce e amore, affinché quelle dodici persone non siano morte inutilmente…
Mi unisco al cordoglio di quanti piangono questi uomini e donne:

– Frédéric Boisseau, agent d’entretien
– Franck Brinsolaro, brigadier au service de la protection
– Jean Cabut, dit Cabu, dessinateur
– Elsa Cayat, psychanalyste et chroniqueuse
– Stéphane Charbonnier, dit Charb, dessinateur
– Philippe Honoré, dit Honoré, dessinateur
– Bernard Maris, économiste et chroniqueur
– Ahmed Merabet, agent de police
– Mustapha Ourrad, correcteur
– Michel Renaud, ancien directeur de cabinet du maire de Clermont
– Bernard Verlhac, dit Tignous, dessinateur
– Georges Wolinski, dessinateur

(Elenco pubblicato su Le Monde)

Non rendiamoli eroi, ma stimoli a buttare via ogni giorno un piccolo falso valore, una piccola inutile credenza, un ostacolo lungo la via della nostra autenticità.

Non creiamo nuovi miti, ma usiamo quest’occasione per riavvicinarci all’autenticità della vita.

Perché se ognuno di noi diventa capace di trasformare una tragedia in uno stimolo a riscoprire la vita, il mondo può cambiare…

Un pensiero di gratitudine, amore a ciascuno di loro, un minuto di silenzio per noi che rimaniamo e abbiamo il compito di portare luce su questa terra.

Quando la mente umana uccide (in memoria della strage di Charlie Hebdo)

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4 pensieri su “Quando la mente umana uccide (in memoria della strage di Charlie Hebdo)

  • 26 Marzo 2015 alle 23:52
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    tutto questo (con tutto il rispetto per le vittime)per svegliare dal sonno profondo l’umanità ? e Battiato dice : ” la primavera tarda ad arrivare “.

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    • 30 Marzo 2015 alle 16:10
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      Ciao Abdul, non sono certa di aver capito a cosa ti riferisci esattamente, ma di certo fra gli effetti di un disastro del genere mi auguro ci possa essere anche un “risveglio dal sonno profondo”…

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      • 5 Aprile 2015 alle 21:26
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        mia amata compagna di viaggio.la nostra ignoranza (generata dalla dimenticanza) metafisica dell’existente,non ci permette di dire BASTA !!! e continuamo a essere spettatori paganti di questa orribile fiction della nostra vita. sperimentiamoci,osiamoci,conosciamocicon umiltà e Amore, senza paura. solo così scopriremmo di essere stati creati a Sua immagine e somiglianza.Grazie dal Tuo umil.mo Abdul Rashid.

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        • 9 Aprile 2015 alle 19:19
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          Mi piace molto la tua definizione di existente! Al contempo sono certa che in ognuno di noi agisca quanto meno un filo di consapevolezza e in tal senso agisco e percepisco relazionandomi agli altri… E poiché sento viva e attiva la potenza dell’osservatore e delle sue definizioni, non dirò mai che la nostra vita è un’orribile fiction… Anche se gli esempi non sembrano mancare… Antidoto supremo: umiltà e amore 😉
          Grazie per la tua condivisione

          Rispondi

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