Stress da donneLo stress è uomo o donna? In questi giorni, preparandomi per una docenza sulla comunicazione, per un’aula di sole donne, mi sono imbattuta in questo video, chiaro, semplice ed efficace per comprendere le differenze sostanziali fra il modo in cui lo stress viene vissuto da un uomo e come da una donna.

Stress al maschile e al femminile

Dal minuto 2.25, la psicologa Giada Ave relaziona sulle differenze fra i due tipi di stress, evidenziando due differenze fondamentali, che riassumo qui di seguito.

Come l’uomo vive lo stress

  1. Monotasking: riesce a gestire una o poche attività per volta. E’ un classico dello sfottò di noi donne verso gli uomini, no?! “Non parlargli adesso, che sta guidando e non ti può ascoltare!” 😉
  2. Non ho tempo = valgo. Per un uomo, non aver tempo per far fronte a tutti gli impegni conferma il proprio valore di uomo impegnato, senza particolari conseguenze negative. “Non ho tempo per star dietro alla casa o alle incombenze di ogni giorno perché sono molto impegnato”… e quindi valgo!

Come la donna vive lo stress

  1. Multitasking: per una donna è normale e relativamente semplice gestire tante attività diverse nello stesso tempo. Fa le pulizie di casa mentre telefona a un’amica e prepara il biberon per il figlio piccolo che tiene in braccio!
  2. Non riesco a far fronte a tutti gli impegni = non valgo. D’altro canto, per una donna, non riuscire a sostenere tutti gli impegni quotidiani (prendersi cura della famiglia, del lavoro, della casa, ecc.) corrisponde a una diminuzione del proprio valore percepito, generando stress.

Il cambio di percezione che scioglie lo stress delle donne

E’ evidente quanto per le donne lo stress venga generato non tanto (o non solo) dalle incombenze e dalla pluralità di ruoli che si assumono, ma anche da una visione univoca e limitante di se stesse in rapporto al mondo. Dall’equazione “Se non faccio, allora non valgo” nascono una cascata di equivoci estremamente dannosi. Per evitarli, per evitare lo stress, è sufficiente una correzione della nostra rotta interiore: anziché sentirci chiamate ad assolvere ogni compito (auto)assegnato per poterci sentire bene con noi stesse e con gli altri, potremmo prendere in considerazione l’idea di sentirci bene a prescindere, di valere a prescindere!

Come vi sentireste se oggi, per esempio, lasciaste in sospeso buona parte degli incarichi che avete? Probabilmente incomplete, insoddisfatte, non degne di essere qui e ora o di godervi una cena a fine giornata. Per un uomo sarebbe così? E soprattutto: è veramente il caso di mettersi in questa condizione percettiva?

Per me la risposta è implicita nella domanda 😉 e spingo chi mi contatta per una facilitazione a lavorare su un cambio percettivo, in modo da allentare i fattori che generano stress, riconoscendo il proprio valore di donna a prescindere da “quanto” si riesce a “fare”! In sostanza, è necessario mettere in atto un set di strategie per spostare il focus dal “fare” all’Essere, in modo da consentirsi di vedere la realtà in maniera diversa.

Qual è secondo voi la strategia migliore per uscire dal circolo vizioso per cui se non facciamo abbastanza non ci sentiamo abbastanza? Scrivetelo nei commenti qui sotto!

 

Stress da donne

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